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Tschako Modello 1936 della Schutzpolizei per Sottufficiali e Truppa

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Tschako Modello 1936 per sottufficiali e truppa della Schutzpolizei, ramo uniformato dell’Ordnungspolizei. Il modello storico presentava corpo rigido rivestito in panno verde polizia, finiture nere, sottogola in pelle e grande aquila di polizia argentata.

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Il Tschako Modello 1936 apparteneva alla Schutzpolizei, il principale ramo di polizia urbana uniformata inserito nell’Ordnungspolizei. Quest’ultima costituiva l’organizzazione generale delle forze di polizia in uniforme, mentre la Schutzpolizei svolgeva il servizio ordinario nelle città e nei centri maggiori. Non era quindi un copricapo caratteristico della Sicherheitspolizei, struttura comprendente Gestapo e Kriminalpolizei.

Il modello storico era costruito attorno a un corpo rigido, generalmente realizzato in fibra vulcanizzata stampata e rivestito esternamente con panno o feltro nel verde della polizia, una tonalità grigio-verde distinta dal feldgrau dell’esercito. La forma era alta e compatta, con sommità piatta, breve visiera anteriore e falda posteriore destinata a proteggere la nuca. Calotta, visiere, bordure e rinforzi erano rifiniti in nero, mediante elementi in fibra laccata e guarnizioni in pelle. Sui lati erano normalmente presenti aperture di aerazione protette da reticelle metalliche.

La parte frontale recava il grande distintivo nazionale della polizia introdotto nel 1936. L’emblema, prodotto in alluminio o in altra lega leggera con finitura argentata, raffigurava un’aquila ad ali spiegate sovrapposta a una corona verticale di foglie di quercia e recante tra gli artigli la svastica circondata da una seconda corona. Nel modello completo, sopra l’aquila era applicata una coccarda ovale nei colori nazionali nero, bianco e rosso. I fregi potevano essere assicurati al corpo mediante perni filettati, linguette ripiegabili o sistemi equivalenti, variabili secondo il produttore.

Il sottogola semplice in pelle nera identifica l’esecuzione destinata ai ranghi inferiori e ai sottufficiali. Era regolabile mediante fibbie metalliche e fissato ai lati su supporti derivati dal sistema Modello 1891. Gli ufficiali utilizzavano invece una catenella metallica argentata a scaglie, mentre per i generali erano previste finiture dorate. Questa differenza costituisce uno dei principali criteri uniformologici per distinguere le versioni del tschako in base al grado.

La configurazione con finiture nere era associata alla Schutzpolizei urbana e alle forze municipali. La Gendarmerie, responsabile prevalentemente del servizio nelle zone rurali, impiegava varianti con calotta, visiere e sottogola in tonalità marrone. La Verkehrspolizei disponeva anche di uno tschako bianco, utilizzato nel servizio stradale e successivamente soprattutto nelle occasioni di rappresentanza. Le suddivisioni tra Schutzpolizei des Reiches e Schutzpolizei der Gemeinden erano indicate principalmente dai colori di specialità, dalle insegne dell’uniforme e dalle marcature amministrative, non dalla forma fondamentale del copricapo.

L’adozione del modello accompagnò la riorganizzazione e l’uniformazione delle forze di polizia tedesche avviata nel 1936. Esso sostituì progressivamente i precedenti tschako regionali della Repubblica di Weimar, sui quali comparivano stelle di polizia e stemmi dei singoli Länder. Il nuovo fregio nazionale occupava gran parte della superficie frontale e rendeva uniforme l’aspetto delle diverse amministrazioni confluite nell’Ordnungspolizei.

Lo tschako veniva portato con uniformi di servizio, da presentazione e da parata. Nelle configurazioni cerimoniali poteva ricevere un pennacchio fissato alla sommità. Durante la guerra, per attività operative e impieghi sul campo, fu frequentemente sostituito da elmetti d’acciaio, berretti con visiera o copricapi più pratici, pur rimanendo in dotazione per specifiche forme di servizio.

Gli esemplari d’epoca potevano presentare all’interno una fascia tergisudore e una cuffia in pelle, oltre a indicazioni del produttore, misura, anno di fabbricazione, deposito di assegnazione o reparto. Tra i fabbricanti documentati figurano Robert Lubstein di Berlino, con il marchio EREL, e Hans Römer di Neu-Ulm. Tali marcature variavano secondo il contratto di fornitura e non erano necessariamente presenti in modo uniforme.

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